La Lega dichiara guerra alla "cannabis light": "Limiti alle aperture, come per sale slot"

La Lega dichiara guerra alla "cannabis light": "Limiti alle aperture, come per sale slot"

Le #casechiuse vanno riaperte, ma la cannabis light è il demonio, questo il pensiero del ministro dell’interno Matteo Salvini e del partito di cui è leader.

Salvini li ha già bollati come “negozi che sembrano centri massaggi cinesi, un bordello”. E il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana ha dato “disposizione agli uffici di approfondire gli aspetti legali”. Di qui a parlare di chiusura in massa, come vorrebbe la fetta di destra cattolica più agguerrita nelle politiche di contrasto al consumo di droga, ce ne passa. Ma in Campidoglio la Lega si allinea e dichiara guerra ai negozietti di canapa “leggera”, quella con il Thc inferiore al limite di legge dello 0,2%, spuntati come funghi in ogni angolo della città.

A firma del capogruppo leghista Maurizio Politi una proposta di delibera da votare in aula: si chiede di limitare le aperture dei cannabis shop, fissando per i nuovi growshop una distanza minima di 500 metri dai luoghi sensibili e particolarmente frequentati. Scuole, ospedali, chiese, centri sportivi, parchi giochi. Un impianto normativo sulla scia del regolamento comunale che ha già interessato le sale slot. Una sorta di “zonizzazione”, non rientrando tra le competenze comunali il divieto diretto a nuove aperture. Qualcosa di simile è già stato fatto a Campobasso con un’ordinanza sindacale che ha esteso le prescrizioni già attuate, anche qui, per il gioco d’azzardo.

“C’è un’emergenza grandissima legata alla dipendenza da sostanze stupefacenti e tutti gli studi dimostrano che il consumo delle cosiddette droghe leggere rappresenta spesso un viatico per il consumo di quelle pesanti” spiega Politi. Che non manca nell’atto presentato al Segretariato generale, di citare il parere espresso dal Consiglio superiore di sanità (Css), che non esclude “la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di cannabis o cannabis light o cannabis leggera”. E ancora, sul fronte legale, cita il “predominante orientamento giurisprudenziale” che circoscrive la liceità della cannabis legale alla sola coltivazione.

Già, perché il facile business che prende piede ormai da un paio d’anni, sconta un vuoto normativo di fondo: la legge 242/2016 che regolamenta la vendita di prodotti di canapa light consente la coltivazione della sostanza con scarso principio attivo (Thc fino a 0.6), il commercio (con Thc fino a 0.2), ma vieta anche l’utilizzo “a scopo ricreativo”. Tradotto: le inflorescenze, sulla carta, non si potrebbero fumare. La norma limita l’uso al solo “scopo ornamentale”. Un punto debole evidenziato da chi guarda con sospetto al mercato della droga “legale”, puntando a limitarne il più possibile l’espansione.

articolo tratto da romatoday.it

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