Utilizzo dei Cannabinoidi nella cura per la tossicodipendenza da oppiacei

Utilizzo dei Cannabinoidi nella cura per la tossicodipendenza da oppiacei

Il CBD o cannabidiolo, cannabinoide non psicoattivo, potrebbe rappresentare un’alternativa valida alla cura da dipendenza da oppiacei, secondo un nuovo studio condotto presso l’Addiction Institute del Monte Sinai. Dato ai pazienti in astinenza, il cannabidiolo riuscirebbe quindi a placare il desiderio di assumere eroina del paziente e aiuterebbe anche a placarne gli stati d’ansia indotti dall’astinenza.

Il desiderio intenso è ciò che porta il tossicodipendente a fare uso di droghe”, ha detto Yasmin Hurd, ricercatrice a capo del team che ha effettuato lo studio. “Se potessimo accedere a farmaci che vanno a placare quella brama potremmo ridurre significativamente le chance di ricaduta di un soggetto e il rischio di overdose”.

I farmaci disponibili per la dipendenza da oppioidi, come buprenorfina e metadone, agiscono in modo simile al cannabidiolo, frenando le voglie del paziente, ma la loro natura di oppioidi richiede una regolamentazione e un controllo maggiori sui pazienti. Buprenorfina e metadone hanno infatti sui pazienti un effetto molto simile a quello dell’eroina, andando a sedare la sensazione di astinenza e bisogno che questa causa.

i partecipanti allo studio sono stati divisi in tre gruppi, a seconda del tipo di sostanza somministrata e della concentrazione di principio attivo: in due settimane di terapia, il primo gruppo ha ricevuto 800 mg di CBD, il secondo solo 400 mg e il terzo un placebo. La somministrazione è avvenuta una volta al giorno nei primi tre giorni di terapia, per poi essere integrata da sedute nelle successive settimane.

Durante le sedute, ai pazienti sono state mostrate immagini e riprese che ritraevano diversi modi per assumere eroina, accessori correlati alla droga, siringhe e pacchetti pieni di una polvere simile all’eroina stessa. A loro è stato poi chiesto di valutare la propria brama di droga e lo stato d’ansia indotto da questa. Una settimana dopo l’ultima somministrazione di CBD, i pazienti del primo gruppo dimostravano già una riduzione del desiderio da due a tre volte superiore a quella dimostrata dai membri del gruppo placebo.

Sono stati misurati anche la frequenza cardiaca e i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, nei pazienti trattati col CBD. I livelli di questi, rispetto a quelli dei pazienti trattati col placebo, erano significativamente inferiori.

I ricercatori hanno usato Epidiolex, il primo farmaco a base di cannabis approvato dalla FDA (Food and Drug Administration). Questa scelta è stata guidata dal fatto che le concentrazioni di sostanza presente nel farmaco sono note; infatti, in un’infiorescenza possono non essere note le concentrazioni dei cannabinoidi e sono quasi sempre presenti pesticidi e altre sostanze chimiche: utilizzando un farmaco dalle concentrazioni note è possibile evitare che queste sostanze dannose entrino nell’organismo dei pazienti, che possono così giovare di tutti i benefici del CBD.

“Il CBD non gestisce solo l’ansia e la sensazione di brama per la sostanza, ma allevia anche il dolore e l’infiammazione originari che inducono una persona a cercare sollievo negli oppiacei” ha detto la dottoressa Julie Holland, psichiatra della facoltà di Medicina dell’Università di New York, non coinvolta nello studio.

 

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