Con due lauree torna in Italia per aprire un cannabis shop

Con due lauree torna in Italia per aprire un cannabis shop

Con due lauree torna in Italia per aprire un cannabis shop: “Vi spiego perché ho querelato Salvini”

“Non siamo spacciatori, siamo imprenditori. Questa è una campagna diffamatoria, mentre serve informazione, soprattutto per i giovanissimi”. Gessica Berti è la giovane titolare di un negozio di cannabis legale a Budrio, nel Bolognese. Il suo nome è ormai noto, non solo nel suo comparto, perché è stata la prima a querelare per diffamazione il ministro dell’Interno Salvini dopo alcune esternazioni sui negozi che vendono derivati dalla canapa. Tanti altri venditori hanno poi seguito il suo esempio. Gessica ha due lauree, di cui una conseguita all’estero dove ha lavorato per diversi anni “perché qui – spiega a BolognaToday – non sentivo di avere delle buone opportunità”. Poi la decisione di tornare in Italia “anche per contribuire alla crescita economica del mio paese”.

Una scelta che non è stata presa alla leggera: Gessica credeva in questo progetto e per portarlo avanti ha dovuto accendere un mutuo. Secondo l’imprenditrice la strumentalizzazione che è stata fatta sulla canapa “è un fatto oggettivo” ed è stata portata avanti da Salvini “per ottenere consensi alle elezioni europee”.

“Le esternazioni del nostro ministro dell’Interno – dice la Berti – ci hanno causato un danno di immagine e delle ripercussioni di tipo economico ed è per questo che ho deciso di querelarlo, seguita a ruota da altri colleghi che hanno e stanno seguendo le mie orme anche per attirare l’attenzione dei media e fare reale informazione: è ora di finirla con i luoghi comuni e la disinformazione…”.

“Noi vendiamo canapa, non droga”

Quali sono allora le fake news circolate sui negozi di canapa? “La prima ovviamente è che noi vendiamo droga” spiega la titolare. “Chiariamo allora una volta per tutte che secondo la scienza, la giurisprudenza italiana e la tossicologia torense tutto ciò che contiene meno dello 0,5% di Thc non è sostanza stupefacente. Noi quindi vendiamo legalmente canapa e non droga. La droga viene venduta al bar di fronte al mio negozio sotto forma di alcol e dal tabaccaio sotto forma di sigarette. Le nostre infiorescenze sono controllate e i semi di cui ci riforniamo sono tutti cartellinati e inclusi nell’elenco delle semenze industriali, i prodotti acquistati tutti regolarmente fatturati dopo il raccolto e le analisi possono essere fatte in qualsiasi momento”.

“Ai ragazzi facciamo un sacco di informazione”

In questa filiera dunque tutto è tracciabile. “Ci siamo persino autoregolamentati per la questione dei minori e abbiamo comunemente deciso di non vendere infiorescenze a chi non abbia compiuto i 18 anni. Ai ragazzini, anzi, facciamo un sacco di informazione: non sanno, ci chiedono…un ragazzino mi ha confidato di aver assunto dell’eroina e mi ha dimostrato di non sapere nulla realmente sulle droghe, anche perché certe risposte in rete non si trovano e i giovanissimi hanno pochissime informazioni a riguardo. Ad alcuni ho spiegato per bene il perchè fosse stata resa illegale la cannabis, un atto politico ed economico messo in piedi negli anni Trenta perchè era scomodo per il mercato petrolchimico…”.

I clienti di cannabis shop, pochi i giovanissimi

Ma chi sono i clienti di un cannabis shop? “Intanto – spiega l’imprenditrice – la media dell’età dei miei clienti sta fra i 30 e i 60 anni hanno questa questa fascia, poi ho qualche cliente dai 18 ai 30 e alcuni giovanissimi ai quali come dicevo prima non vendo infiorescenze, ma eventualmente solo gadget come magliette e caramelle aromatizzate. Per il resto vendo bene, oltre alla infiorescenze, l’olio per la pelle, le creme e tanto altro, anche prodotti per gli animali…”.

Articolo tratto da: www.today.it

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