Cannabis light: nel Milleproroghe spunta l’emendamento

Ieri sera, alcuni deputati di M5s, Pd, Leu e +Europa hanno dato uno scossone al Milleproroghe Terremoto in vista, chissà. Fatto sta che un emendamento al decreto Milleproroghe sta agitando il fronte politico. Ventinove deputati di M5s, Pd, Leu e +Europa hanno chiesto a voce alta
l’inserimento dell’art. 34-bis (“Misure per sostenere la filiera della canapa”).

L’obiettivo? Ottenere “preparati contenenti cannabidiolo (CBD) il cui contenuto di tetraidrocannabinolo (THC) non sia superiore allo 0,5 per cento per qualsiasi uso derivanti da infiorescenze fresche ed essiccate e
oli”. Sull’argomento, a metà dicembre, si era già provato a intervenire in Legge di Bilancio tramite un sub-emendamento bloccato dalla presidente del Senato Elisabetta Casellati in quanto ritenuta “inammissibile”.

le reazioni…


Le reazioni: i contro “Sembra che l’unico obbiettivo perseguito con determinazione e cecità dalle Sinistre, sia quello di inondare i negozi con prodotti a base di cannabis, abbattendo ogni ostacolo culturale e promuovendo l’avvicinamento alle droghe in un’Italia in cui sta già dilagando l’uso di cannabis, soprattutto tra i giovani, al terzo posto in Europa per consumo e con il 21% di persone tra i 15 e i 34 anni assuntori di cannabinoidi”, ha dichiarato Maria Teresa Bellucci, capogruppo della Commissione Affari Sociali e Salute, deputato e responsabile nazionale del
Dipartimento Dipendenze di Fratelli d’Italia. A esprime tutta la sua contrarietà è anche la Lega nella persona del segretario, Matteo Salvini con un cinguettio via Twitter.

Il pro della Coldiretti Da parte sua Coldiretti non rimane muta. È pronta a sottolineare (ancora una volta) che in Italia la coltivazione, trasformazione e commercio della cannabis a scopo terapeutico potrebbe garantire un reddito di 1,4 miliardi e almeno 10 mila posti di lavoro. Al fianco dello Stabilimento Chimico farmaceutico militare di Firenze, l’unico autorizzato alla coltivazione, si potrebbero utilizzare gli spazi già disponibili nelle serre abbandonate o dismesse per la crisi nell’orto floricoltura. Dopo aver effettuato le dovute procedure di controllo da parte dell’autorità preposte per evitare il rischio di abusi, rappresenterebbero un’importante
opportunità per uscire dalla dipendenza dall’estero e avviare un progetto di filiera italiana al 100% che unisce l’agricoltura all’industria farmaceutica.

Articolo scritto da Lauretta Belardelli

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