UE: Niente "marchio" che abbia per simbolo la foglia della Canapa


Si mettano l’anima in pace i cultori della legalità della Canapa. Se pensano che, in un più o meno immediato futuro, sia possibile registrare un marchio UE che ne contenga l’immagine, rimarranno solo delusi.

Inutile negarlo. Cannabis e marijuana sono per i più (ignoranti in materia) sinonimo di “stupefacente” e “sballo”. Se nel mondo molti stati si stanno adoperando per la sua legalizzazione (come il Messico e, tra gli ultimi,
il Nepal e l’Uganda), non è così nell’Unione Europea.

Nel vecchio continente la situazione è variegata: all’elasticità dell’Olanda ed entusiasmo del Lussemburgo, rispondono Romania, Belgio e Francia dove il suo uso e consumo è punito con la detenzione. In Italia, come è noto, si rincorre ancora la (vana) speranza di un emendamento nel Milleproroghe. Alla luce di tutto questo, registrare come marchio dell’Unione Europea un segno che contenga la rappresentazione stilizzata della sua ultra nota foglia palmata è impossibile. A definirlo, è stato il Tribunale UE nella sentenza del 12 dicembre 2019 nella causa T-683/18.

Cosa dice la normativa europea


Secondo quanto previsto dall’art. 7, par. 1, lett. f, del regolamento UE 2017/1001 sono esclusi dalla registrazione “i marchi contrari all’ordine
pubblico o al buon costume”.

Il “pubblico” a cui si riferisce la norma non è solo quello al quale i prodotti e i servizi designati dal segno sono rivolti, ma anche altre persone che, senza
essere interessate a tali prodotti e servizi, si troveranno accidentalmente di fronte al segno nella loro vita quotidiana. E questo vale moltiplicato per ogni singolo Stato membro dell’UE, con tutte le variabili socio-culturali che
è possibile immaginare.


Il caso: Cannabis Store Amsterdam


La vicenda risale al 2016 quando un’imprenditrice napoletana fece richiesta di registrazione del segno figurativo “Cannabis Store Amsterdam” quale marchio dell’Unione Europea per produzione e fornitura di alimenti e
bevande. Dal punto di vista grafico, il segno presentava la parola “Cannabis” particolarmente in rilievo e, sul fondo, foglie stilizzate della pianta in questione.

La domanda fu respinta in quanto l’ufficio preposto ritenne il “segno “contrario all’ordine pubblico”. Il ricorso presentato al Tribunale dell’UE per far annullare la bocciatura venne respinto lo scorso dicembre.

Vediamo insieme sulla base di quali argomentazioni.
Il Giudice europeo evidenziò che il segno conteneva non solo la rappresentazione stilizzata della foglia di cannabis – simbolo
mediatico della marijuana – ma anche la parola “Amsterdam”, la capitale olandese dove è nota la tolleranza in materia. L’indicazione della
parola “Store”, poi, poteva indurre il pubblico ad aspettarsi che i prodotti o i servizi commercializzati coincidevano con quelli proposti da un negozio di sostanze “stupefacenti”.

Non è detto, infatti, che tutti i consumatori sappiano che i prodotti derivati
dalla canapa con THC inferiore allo 0,2% non sono da considerarsi tali. Perché questo rientra nella nozione di “ordine pubblico”? Perché,
nonostante siano in corso numerose riflessioni sulla legalizzazione dell’uso della cannabis a fini terapeutici o ricreativi, in numerosi Stati
membri dell’Unione europea il suo consumo o utilizzo oltre a una determinata soglia, rimane vietato.

Scritto da: Lauretta Belardelli

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