#Iorestoacasa e… acquisto online!

#Iorestoacasa e… acquisto online!

Lievita l’e-commerce a risposta del diffondersi del Coronavirus. E il mondo della Cannabis light si allinea con questa tendenza.


Lo scorso 10 marzo, con il decreto #iorestoacasa, le serrande della stragrande maggioranza degli esercizi si sono abbassate. Non si rialzeranno prima del 25 marzo o, secondo voci insistenti, più tardi ancora. Per questo, molte attività hanno avviato le vendite online.

Il mondo della Canapa light non è restato a guardare.


Chi acquista online?


Cosa cambia tra l’acquisto “di persona” e quello al computer? Sostanzialmente nulla. I gusti sono gusti, inutile negarlo. I numeri sostengono che non è diffidenza verso il nuovo ma fedeltà nei confronti di quello che si conosce e apprezza già. Poi c’è la frequenza degli acquisti che
possono essere spalmati nel tempo o fatti a mo’ di scorte (anche per usufruire di sconti sulle quantità!) e, infine, la possibilità di arrivare praticamente ovunque e non solo nella tradizionale realtà di quartiere. Insomma, il mondo della Canapa legale è esattamente al pari di qualsiasi altra attività ricreativa, vietato considerarlo alieno e abitato da chissà
quali stravaganti creature!


Perché (ancora) non legalizzare?

Gli acquisti online permettono di far girare l’economia in tempi bui come questi. A giovarne gli acquirenti, che spendono pure non uscendo da casa, i corrieri, che continuano il loro lavoro, e lo Stato a cui ovviamente vanno i
dovuti introiti. La domanda sorge spontanea. Proprio in un momento in cui oltre metà dell’economia è bloccata, legalizzare la Canapa non potrebbe essere l’input per incoraggiare la futura ripresa? Tangibili sarebbero, ad
esempio, l’ingresso di cifre importanti nelle casse dello Stato e nuovi posti di lavoro. La legge 242 del 2016, negli anni a seguire e fino ad oggi, ha lasciato un vuoto normativo. Lì si parla solo di produzione e non di commercio. Con stime attuali che indicano che su 12mila operatori oltre 3mila persone sono già state lasciate a casa e 600 imprese agricole hanno alzato bandiera bianca spetta al Parlamento intervenire. Questo, sarebbe il momento migliore per mettere in agenda una discussione chiara e propositiva.


Stare a casa, perché?


È stato tra i primi diktat anti-Covid19: “State a casa”: quante volte, ogni giorno, ce lo sentiamo (giustamente!) ripetere.
Stare a casa significa impossessarsi di nuovo del proprio tempo, assecondando i ritmi naturali del nostro essere e godere appieno di una lunga giornata davanti a sé. Certo, non è semplice. Abituati come siamo a correre h24, avere così tante ore a disposizione da trascorrere nel dolce far
niente è fuori dall’ordinario.

Da qui è nata tutta una serie di iniziative digitali per distrarre le persone dalla mania della passeggiata ad ogni costo. Come, appunto, l’incremento
dell’e-commerce: l’acquisto con un click è infatti un incentivo in più a restare tra le mura domestiche. Riempi il carrello (virtuale), completi l’ordine, paghi e nel giro di un paio di giorni ricevi il tutto comodamente a casa.

Scritto da Lauretta Belardelli by Primero Roma

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