Perché le sigarette sì e la cannabis no per #restareacasa?

Perché le sigarette sì e la cannabis no per #restareacasa?

Prima della partita Francia-Inghilterra degli europei di calcio del 2004 (vinta dai francesi 2 a 1 con doppietta di Zidane) le autorità del Portogallo, il paese dove si giocava, consentirono ai tifosi inglesi di fumare marijuana in curva per affrontare la sfida rilassati. La polizia portoghese, memore delle “bravate” di alcuni gruppi di hooligans nei giorni precedenti promise “tolleranza zero” nei confronti degli ubriachi ma manica larga per i fumatori di canne rassicurandoli che non sarebbero stati arrestati né avrebbero confiscato la “roba”. 

Il Portogallo aveva modificato le proprie leggi

Il Portogallo aveva modificato le proprie leggi in materia di droghe all’inizio del Terzo Millennio per aiutare chi aveva sviluppato un consumo problematico con le sostanze, ma non era arrivato a consentire l’apertura di coffee shop all’olandese o a prevedere cannabis social club come poi sarebbe accaduto in Spagna. Si trattava di una misura di “buon senso” che andava incontro a esigenze di gestione dell’ordine pubblico in contesti difficili con politiche pro-attive che avrebbero consentito uno “svago” rilassante grazie un prodotto proibito in alternativa all’ebbrezza spesso violenta dovuta al consumo di sostanze legali. 

L’esperimento non s’è ripetuto, ma in compenso il Portogallo è andato avanti con le sue politiche sempre meno punitive relativamente a certi comportamenti illeciti. Un paio di settimane fa, l’Economist ha sorriso quando ha visto che in Italia e in Spagna, i due paesi al mondo maggiormente colpiti dal Coronavirus dopo la Cina, il lockdown non ha imposto la chiusura dei tabaccai. 

Il Governo Conte nel 2020

Il Governo Conte nel 2020, sicuramente a sua insaputa, si è comportato come quello portoghese nel 2004. Ha preso una decisione di “buon senso” per non aggiungere la privazione di un “vizio” alle altre privazioni imposte dal confino domestico. 

Fumare è un’abitudine ampiamente dimostrata come nociva e per questo progressivamente scoraggiata da una serie di leggi e regole internazionali che ne hanno scoraggiato il consumo arrivando a vietarne la pubblicità ovunque e la vendita ai minorenni. In quasi tutti i paesi del mondo, i pacchetti di sigarette, tabacco o sigari presentano messaggi intimidatori circa la mortalità causata dal fumare – e indubbiamente fumare non fa bene alla salute, anzi! – malgrado tutto ciò però, oltre un miliardo di persone nel mondo continua a fumare e le stime internazionali ritengono che quasi 900.000 persone muoiano annualmente per patologie direttamente causate o connesse all’assunzione di nicotina in forti dosi.

Ma allora, se è così pericoloso e così sconsigliato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, i cui dettami di questi tempi vengono applicati quasi alla lettera, perché si è deciso di far restare aperti tabaccai in un momento di grave crisi sanitaria? La risposta ce la siamo già data tutti in cuor nostro, anche noi non fumatori. La risposta che invece manca è quella relativa al mantenimento delle proibizioni nei confronti di altre piante che possono esser fumate, come la cannabis.

E’ notorio che la cannabis non abbia mai ucciso nessuno in nessuna parte del mondo, anzi la crescente letteratura scientifica a favore del suo impiego terapeutico ha portato l’OMS a raccomandarne la riclassificazione all’interno del sistema internazionale di controllo delle sostanze psicotrope. Riclassificazione che l’Italia ha già effettuato da quando la produce per fini terapeutici presso lo Stabilimento farmaceutico militare di Firenze. 

E allora perché il tabacco si?!

E allora, perché nel momento in cui si consente il proseguimento di un’abitudine molto rischiosa come il fumo del tabacco non si sono allentate le proibizioni relative, se non altro, alla produzione domestica di cannabis per accompagnare l’#IoRestoaCasa con l’assunzione di principi attivi che possono rilassare in situazioni di stress dovuto alla monotonia quotidiana o alla grande incertezza per il futuro? 

Si tratterebbe di una misura di “buon senso” da far trapelare – tra l’altro in parte già suggerita dalla Corte di Cassazione – che domani, “quando tutto questo sarà finito”, potrebbe evolversi in una misura di “buon governo” che ci potrebbe condurre alla regolamentazione legale della produzione, consumo e commercio di una pianta dalla straordinaria penetrazione in tutti gli strati sociali. 

Articolo tratto da www.huffingtonpost.it

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