Quando Henry Ford usava la canapa per l’auto del futuro

Un libro, uscito recentemente, rievoca la geniale Hemp Car del 1941 ed esamina l’utilizzo della cannabis nel mondo dell’automotive

“Perché consumare foreste che hanno impiegato secoli per crescere e miniere che hanno avuto bisogno di ere geologiche per stabilirsi, se possiamo ottenere l’equivalente delle foreste e dei prodotti minerari dall’annuale crescita dei campi di canapa?”. Non è una visione di un ultrà dell’agricoltura sostenibile o la speranza di un (ex) figlio dei fiori, ma il pensiero di Henry Ford, il genio che fondò la Ford Motor Company. Un pensiero che venne concretizzato nel 1941 dopo dodici anni di studio: la Hemp Car, prototipo costruito principalmente di fibre di cellulosa biodegradabili derivate da canapa (all’80%), sisal e paglia di grano, ma – soprattutto – alimentata per mezzo di etanolo di canapa. Una “bio vettura” funzionante, clamorosamente in anticipo sui tempi.

IL LIBRO

L’utilizzo della canapa nell’automotive è uno dei tanti argomenti di un interessante libro, uscito recentemente per Diakros Edizioni: Cannabis. Il futuro è verde canapa scritto da Mario Catania, giornalista e tra i massimi esperti in Italia sul tema. C’è un intero capitolo dedicato alle possibilità offerte da una pianta soprannominata “maiale vegetale” per la versatilità di uso: “Dall’auto di Ford alla canapa nelle auto di oggi”. Si scopre che la Hemp Car era biodegradabile e molto più leggera di un’auto con carrozzeria d’acciaio, a parità di dimensioni. Inoltre per dimostrare la validità del progetto, l’imprenditore statunitense realizzò uno spot in cui colpiva ripetutamente la vettura con un martello da incudine senza che si scalfisse o graffiasse minimamente. Era il suo sogno: un modello “che uscisse dalla terra”. Oggi, la fibra di canapa – spesso mixata con fibra di vetro, kenaf e lino – viene utilizzata per realizzare pannelli compositi per automobili. Uno degli esempi più recenti è quello della Porsche 718 Cayman ma anche Polestar sta lavorando attivamente sul tema.

CARBURANTE

Ma la Hemp Car era rivoluzionaria anche per la propulsione. Già nel 1925, Ford in un’intervista al New York Times lanciò una provocazione. “Il carburante del futuro sta per venire dal frutto, dalla strada o dalle mele, dalle erbacce, dalla segatura, insomma, da quasi tutto. C’è combustibile in ogni materia vegetale che può essere fermentata e garantire alimentazione. C’è abbastanza alcool nel rendimento di un anno di un campo di patate utile per guidare le macchine necessarie per coltivare i campi per un centinaio di anni”. Non era una boutade: la vettura era alimentata da etanolo di canapa (il carburante raffinato dai semi della pianta), quindi una “zero emissioni” ante litteram. Il conflitto mondiale fermò una possibile produzione in serie e Ford morì nel 1947: logico un rallentamento del progetto che uscì definitivamente di scena nel 1955 quando la coltivazione della canapa venne proibita negli Usa. Alcuni storici sostengono che la decisione sia stata sostenuta pesantemente dalla lobby delle industrie petrolifere, che temevano la produzione di un carburante alternativo.

OLIO   

In un altro capitolo del libro (“Canapa come carburante per ridurre la dipendenza da energie fossili”) si ragiona sull’olio di semi di canapa che può essere trasformato in biodiesel per le vetture. È stato calcolato che la canapa possa produrre più di 800 litri di biodiesel per ettaro all’anno, una resa maggiore rispetto ad altre colture; e inoltre consente di produrre anche metanolo, etanolo, biogas. Quindi perché il biodiesel della canapa non viene usato? Fondamentalmente per il prezzo, visto che le produzioni di olio di canapa sono basse. Tuttavia, visto il numero sempre maggiore di Paesi che si stanno rendendo conto del potenziale della canapa industriale facendo aumentare le coltivazioni, i prezzi di questo biocarburante potrebbero diventare interessanti.

Articolo tratto da : https://www.gazzetta.it/

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