Illuminati dalla Canapa. Marijuana e religione, la storia.

Illuminati dalla Canapa. Marijuana e religione, la storia.

Illuminati dalla Canapa

La Storia racconta che in molte Culture la Canapa era parte della ritualità spirituale. Taoismo, Induismo, Buddismo e perfino Cristianesimo: ecco come.

La ricerca dell’armonia, il Taoismo

Siamo al IV secolo a.C. Il Taoismo si basa sull’armonia e sull’equilibrio di tutto ciò che muove l’universo. Yin&Yang, bianco e nero, positivo o negativo. I testi taoisti citano l’uso della Canapa a mo’ di incenso per eliminare l’istinto egoistico e raggiungere uno stato di condivisione. In più, i monaci e gli sciamani la usavano nei riti di comunicazione con gli spiriti.

Una delle cinque piante sacre, l’Induismo

“Atharvaveda” è una raccolta di venti testi sacri all’Induismo. Risale a oltre 3mila anni fa. Tra le sue pagine si scopre che la Canapa è considerata una pianta sacra. Ha “un angelo custode nelle sue foglie” ed è ritenuta “fonte di felicità, gioia e liberazione”, da somministrare per dilettare i sensi ed eliminare le paure. Tradizione vuole che Shiva stesso creò questa pianta ricavandola dal suo corpo. La chiamò “angaja” ovvero “nata dal corpo”. L’assonanza con il termine “ganja” va da sé. Nelle pratiche spirituali e purificatrici, la Cannabis può essere utilizzata in tre forme diverse: il bhang, un latte ricavato dalle foglie e dalle cime; il charas, un allucinogeno che deriva dalla resina; e la ganja, ossia le cime da fumare. 

Durante la meditazione, il Buddismo

Tra i buddisti pare vi sia una lunga tradizione di impiego della Canapa a fini religiosi. Si dice che Gautama il Buddha, nel V secolo a.C., durante il suo cammino verso l’illuminazione, abbia vissuto mangiando esclusivamente un seme di canapa al giorno. Nell’iconografia non è raro trovare rappresentazioni del Buddha con foglie di Canapa in mano. Si pensava che assumerla potesse aiutare nella meditazione ed espandesse la coscienza durante le cerimonie sacre.

Anche nel Cristianesimo

Sula Benet, antropologa polacca classe 1903, studio approfonditamente i testi del Vecchio Testamento. In particolare notò che per più volte è citata una pianta dal nome ebraico “kaneh bosm”. Secondo la sua teoria, il termine, che si riferisce ai fiori della Canapa fu scambiato, per assonanza, con Calamo, una pianta usata a fini aromatici. Nel 1980, due anni prima della morte della Benet, l’Hebrew University di Gerusalemme ritenne valida questa interpretazione. Una curiosità: in questa università ha lavorato in qualità di docente e ricercatore Raphael Mechoulam. Conosciuto come il “padre della marjuana”, è colui che negli Anni ’60 estrasse per la prima volta il THC, la componente psicoattiva della pianta.

Una recente conferma 

Alle teorie della Benet fa eco una recente scoperta. Gli ebrei facevano uso di Cannabis a fini rituali all’epoca del Primo Tempio di Gerusalemme. Si parla di 2700 anni fa. I ricercatori hanno esaminato alcuni residui trovati su due altari minori del santuario di Tel Arad, uno dei siti archeologici più importanti di Israele. Usando tecniche all’avanguardia hanno potuto identificare tracce di THC, cannabidiolo e cannabinolo. Con essi vi erano anche tracce di letame, che i ricercatori riconducono al combustibile utilizzato per bruciare la Cannabis alla temperatura necessaria per attivare i suoi composti psicoattivi. 

Scritto da Lauretta Belardelli per Primero Roma

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