Cannabis: coltivazione outdoor, in serra e indoor

Cannabis: coltivazione outdoor, in serra e indoor

Tre metodi differenti nei processi e nel risultato

La Cannabis può essere coltivata in modi differenti: in campo aperto, il cosiddetto “outdoor”, o al chiuso, nelle sue varianti in serra, dove la luce è quella naturale, o “indoor”, con luce artificiale.

Le differenze tra queste tipologie di coltivazioni sono molteplici non solo nei metodi utilizzati per crescere le piante, ma anche nel prodotto che ne deriva.

Outdoor, la coltivazione all’aperto:

Con coltivazione “outdoor” si intende la semina della Cannabis in campo aperto, senza nessuna copertura. Questo metodo è il più diffuso a livello mondiale, in particolar modo per il fatto che i costi di produzione sono relativamente contenuti, se comparati alle altre metodologie di coltivazione.

Poiché questo metodo non offre alle piante alcuna protezione contro avversità meteorologiche e parassiti, il rischio che la Cannabis venga danneggiata è estremamente elevato. Le Infiorescenze risultano spesso meno compatte e notevolmente più piccole. Inoltre il prodotto finale potrà avere proprietà organolettiche inferiori rispetto a quello derivante dagli altri due metodi di coltivazione.

Greenhouse, la coltivazione in serra:

Il termine inglese “greenhouse” significa “serra”, ovvero quelle strutture alte almeno 3-4 metri che possono avere una forma a cupola ad abitazione. Queste non vanno confuse con i “tunnel”, che sono strutture provvisorie, più basse e meno isolanti, non necessariamente ideali per la coltivazione di Cannabis.

Uno dei più grandi vantaggi della coltivazione in serra, se provvista di un sistema di oscuramento, è la possibilità di effettuare due cicli completi ogni anno, non solamente uno come per l’outdoor. Un secondo aspetto estremamente positivo è la riduzione del rischio causato da intemperie quali vento, pioggia o grandine.

A fronte di un investimento più importante rispetto all’outdoor, questo metodo di coltivazione restituisce un prodotto di qualità più elevata, sebbene non al livello delle Infiorescenze prodotte “indoor”. Nella coltivazione in serra, infatti, esiste comunque una buona probabilità che le piante vengano attaccate da parassiti od insetti. Anche la luce non può essere controllata con precisione, ma varia a seconda delle condizioni meteo.

Indoor, la produzione al chiuso con luci artificiali

Il termine più ricorrente associato ad un’elevata qualità della Cannabis è sicuramente “indoor”, che significa letteralmente, “all’interno”, “al chiuso”. La particolarità rispetto agli altri due metodi di coltivazione è che ogni parametro, come ad esempio la temperatura, l’umidità, la concentrazione di CO2, e la luce che le piante ricevono, è controllabile e ripetibile, per garantire un prodotto eccellente ad ogni raccolto, sebbene con costi di produzione più elevati.

L’utilizzo della luce artificiale, tramite lampade ad incandescenza o, negli impianti più moderni come quello di MA True Cannabis, a LED, permette di fornire alle piante di Cannabis esattamente la luce di cui hanno bisogno e, laddove si utilizzino tecnologie avanzate, nello spettro luminoso più consono ad ogni fase di crescita delle piante.

In secondo luogo, le coltivazioni indoor sono isolate dall’ambiente esterno, impedendo l’ingresso di insetti e parassiti che potrebbero danneggiare le piante. Questo rende pressoché nullo il bisogno di prodotti fitosanitari, come i pesticidi.

La coltivazione indoor permette anche di avere un prodotto fresco durante tutto l’anno, poiché un sistema studiato correttamente permette di raccogliere molteplici volte all’anno, eliminando così l’influenza delle stagioni.

Articolo a cura di MA True Cannabis

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