Cannabis. Il futuro sarà verde canapa?

Cannabis. Il futuro sarà verde canapa?

È un cult delle erbe. Fior di cultori la considerano il maiale vegetale per antonomasia, perché non c’è pianta più adatta della marijuana ad essere utilizzata e riutilizzata in ogni sua parte

È un cult delle erbe. Fior di cultori la considerano il maiale vegetale per antonomasia e non perché licenziosa, slanciata o baciata dal sole, ma perché non c’è pianta più adatta della marijuana ad essere utilizzata e riutilizzata in ogni sua parte: «Oltre a non produrre rifiuti è una risorsa rinnovabile inesauribile. È un seme che spunta dalla terra e punta il cielo, urlando a tutti nel silenzio complice della natura, che il futuro può essere finalmente verde canapa». Ad affermarlo non è Pablo Escobar, ma Mario Catania, una delle figure più autorevoli in Italia sull’argomento. Le pagine del suo libro profumano ancora d’inchiostro. Cannabis. Il futuro verde canapa (edizioni Diarkos), sta appassionando, infatti, orde di rotocalchi; ragion per cui l’esperto cannabico desidera lanciare un “dispaccio” dai toni utilmente distensivi: «Non voglio che passi il messaggio che la canapa sia la panacea di tutti i mali o che “ammazzarsi” di canne faccia bene, però mi sono reso conto che è una delle migliori armi che abbiamo per combattere l’inquinamento, come pure un’ottima base di partenza per ripensare gli effetti dell’uomo sul clima. È l’esemplificazione della green economy, poiché si inserisce perfettamente nei meccanismi dell’economia circolare».

In tempi difficili come i nostri, la cosiddetta erba, pare faccia persino scuola di resilienza, dice piccato Catania: «Lei, che si è adattata a crescere ad ogni latitudine con poca acqua e poche attenzioni, tacciata durante il regime come “nemica della razza” e “droga dei negri”, ha superato illesa ottanta anni di becero proibizionismo e una rivoluzione industriale che ha provato a rimpiazzarla con i derivati del petrolio, con il cemento, con i farmaci di sintesi e le merendine ipocaloriche, con la conclusione che è ritornata più risoluta di prima».

La pianta delle meraviglie, mescolata ad acqua e calce, pare stia partorendo modelli alternativi all’edilizia tradizionale: «Parliamo di case biodegradabili ad alta efficienza energetica, molto spesso a bolletta zero, inattaccabili da batteri, muffe e roditori, quindi in grado di vivere per millenni. Una testimonial d’eccezione è Casa di Luce, il complesso abitativo di canapa più grande d’Europa. È stato costruito tre anni fa a Bisceglie con bio-mattoni prodotti dall’azienda italiana Equilibrium, un’impresa che sta lavorando in Svezia all’ashramdi un santone indiano».

Ad ogni modo, stando a quanto dice il giornalista green, tutta la filiera di produzione di canapa e calce per bioedilizia è sacra: «Essendo carbon negative è l’unica a togliere dall’ambiente più CO2 di quanta ne immetta. Mentre l’edilizia tradizionale uccide a livello globale il 30/40 per cento delle emissioni di anidride carbonica, un metro quadro di tale muratura cattura dall’aria dai 20 ai 60 kg di biossido di carbonio. Non male se si pensa che negli ultimi tempi i livelli atmosferici di CO2 sono i più alti degli ultimi 800mila anni» prosegue il “guru” della ganja.

Tuttavia, a ragionare sui problemi dovuti all’emissione di CO2, è pure l’industria dell’auto, «la più inquinante e redditizia del pianeta». La pianta dai mille usi sta infatti facendosi strada anche in questo settore, informa Catania: «Di recente Porsche ha creato la prima macchina da corsa con componenti in canapa e lino; ciò nonostante il vero apripista fu Henry Ford, quando nel 1942 presentò al mondo la sua Hemp Body Car realizzata in soia e canapa, alimentata a etanolo, ottenuto dalla marijuana, che di lì a poco sarebbe stata messa fuorilegge».

Lo specialista pro-cannabis enumera ora i moltissimi altri impieghi della morigerata “pianta dei miracoli”: «Se solo imparassimo a coltivarla andremmo ad attivare un processo di fitobonifica che permetterebbe di estrarre dal terreno componenti inquinanti come i metalli pesanti; potrebbe persino sostituire carbone e petrolio, nonché rimpiazzare con la bio-plastica di canapa gli otto milioni di tonnellate di plastiche tradizionali che ogni anno finiscono nei mari e che ci mettono 450 anni a degradarsi».

Insomma, in questa conversione laica nel segno della sostenibilità ambientale, la pianta di “Maria” pare sia tornata per restare. Anche in campo tessile: «Il cotone è tra le principali cause d’inquinamento ambientale in termini di rilascio di pesticidi e insetticidi, per non parlare dell’enorme consumo di acqua che la sua lavorazione comporta: per produrre un paio di jeans servono 20 mila litri d’acqua. È vero, oggi la canapa la importiamo dall’estero, ma se non ci saranno intoppi, sarà di nuovo disponibile anche in Italia dopo una pausa durata quasi settant’anni. Pensare che in Europa potremmo averne delle praterie. Se venisse legalizzata, entro il 2028, il suo mercato si aggirerebbe attorno ai 120miliardi di euro» conclude Catania. «Quindi lunga vita alla cannabis. Senza di lei e la sua fibra straordinariamente resistente, Cristoforo Colombo, le Americhe, probabilmente non le avrebbe mai scoperte!».

Articolo tratto da: https://www.lastampa.it/

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Anche in Africa vogliono darsi alla marijuana

Anche in Africa vogliono darsi alla marijuana

Secondo l’analisi di Grand View Research il business a livello globale per la a coltivazione della cannabis legale vale quasi 18 miliardi di dollari. Così molti governi vedono i proventi derivanti dalla tassazione di queste attività come una ghiotta opportunità . Uno scenario che sta spingendo molti Paesi africani a pianificare investimenti nel settore

Bassi costi di produzione e distese di terre fertili fanno dell’Africa il luogo ideale per la coltivazione della cannabis legale, un business che a livello globale vale quasi 18 miliardi di dollari, secondo l’analisi di Grand View Research. Le stime, che si basano sulla liberalizzazione per usi terapeutici della marijuana in un numero sempre maggiore di Paesi nel mondo, parlano di un mercato che potrebbe valere 73,6 miliardi di dollari nel 2027. E mentre nel 2019 le maggiori richieste di importazioni arrivavano dal Nord America (seguito da Europa, Asia e infine Sud America), nei prossimi cinque anni ci si aspetta un’impennata della domanda europea.

Molti governi vedono i proventi derivanti dalla tassazione di queste attività come una ghiotta opportunità: il gettito fiscale totale raccolto dalla California grazie alla cannabis medica è stato di 345,2 milioni di dollari nel 2018. È questo lo scenario che sta spingendo molti Paesi africani a pianificare investimenti nel settore. In Etiopia, il ritrovamento di alcune pipe risalenti al XIV secolo ha dimostrato che, già a quell’epoca, la pianta veniva fumata e usata per scopi terapeutici. Sono stati i coloni bianchi e la Chiesa a condannarne l’uso, dichiarando illegale la produzione. Eppure qualcosa sta cambiando. La strada èstata aperta nel 2017 dal Regno del Lesotho, enclave del Sudafrica con condizioni climatiche ideali per la coltivazione della cannabis.

Il governo del premier Thomas Thabane ha firmato in questi anni accordi multimilionari con società canadesi che stanno investendo nel settore, e nel 2018 MG Health – il maggior produttore locale – si è aggiudicata un contratto che da solo vale 7,6 milioni di dollari. La cannabis potrebbe diventare la terza fonte di entrata per un Paese che, con i suoi proventi, vorrebbe finanziare alcune importanti riforme infrastrutturali. Sempre nel 2017, è entrato nel mercato anche lo Zimbabwe: grazie alla legge Dangerous Drugs – Production of Cannabis for Medicinal and Scientific Use Regulations, può rilasciare licenze quinquennali rinnovabili per la produzione e la vendita del prodotto. Nel dicembre 2019 è stato il turno dello Zambia. Il Parlamento malawiano ha dibattuto più a lungo sulla possibilità di legalizzare la cannabis.

La svolta è arrivata lo scorso 27 febbraio, quando alla coltivazione di canapa per la produzione di fibre vegetali, integratori alimentari, tinture, oli e cosmetici, si è aggiunta quella a scopo terapeutico. Il ministro per l’Agricoltura Kondwani Nakhumwa ha posto l’accento sulla necessità di creare un’autorità regolatrice che si occupi di licenze, stoccaggio, vendita e distribuzione. I pazienti autorizzati a consumare marijuana (con un basso tasso di Thc, la sostanza psicoattiva della pianta) dovranno farlo in presenza di poliziotti o ispettori; il consumo personale per scopo “ricreativo” rimarrà invece vietato.

Secondo Nakhumwa, la manovra può contribuire a diversificare l’economia e dare impulso alle esportazioni del Paese, rallentate in seguito alla crisi dell’industria del tabacco.L’ultimo Stato africano ad aver visto in questa produzione una possibilità di guadagno (secondo Prohibition Partners, società di consulenza di Londra, il mercato nel continente potrebbe valere 7,1 miliardi di dollari nel 2023) è l’Uganda, pronto a sfruttare le opportunità di esportazione in Paesi sempre più alla ricerca di cannabis a basso costo.

Il primo carico da 250 chili ha lasciato Kampala alla volta di Tel Aviv lo scorso aprile, grazie alla partnership tra Industrial Hemp e Together Pharma. Il ministero della Salute ha stilato un protocollo rigido per le aziende che vorranno entrare in questo business: tra l’altro, sono richieste garanzie bancarie solide e fondi milionari per dare il via all’attività e vengono vietate le coltivazioni vicino a scuole e ospedali.

Articolo tratto da: https://www.ilsole24ore.com/

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Cannabis Medicinale Mercato: Tendenze Del Settore Globale 2019

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Il rapporto sulla ricerca di mercato globale di cannabis medicinale Industry 2019 presenta un’analisi approfondita delle dimensioni, della crescita, della condivisione, dei segmenti, dei segmenti e dei produttori di cannabis medicinale, tendenze chiave, driver di mercato, sfide, standardizzazione, modelli di implementazione, opportunità, roadmap futura e Previsioni 2025. Richiedi una copia di esempio del rapporto all’indirizzo – www.precisionreports.co/enquiry/request-sample/14138678 La ricerca sul mercato globale cannabis medicinale 2019 fornisce una panoramica di base del settore tra cui definizioni, classificazioni, applicazioni e struttura della catena industriale. L’analisi di mercato globale cannabis medicinale viene fornita per i mercati internazionali, inclusi i trend di sviluppo, l’analisi del panorama competitivo e lo stato di sviluppo delle regioni chiave. Vengono discusse le politiche e i piani di sviluppo, nonché i processi di produzione e le strutture dei costi. Questo rapporto indica anche consumi / domanda di importazione / esportazione. Dati, costi, prezzi, entrate e margini lordi. Il rapporto di ricerca di mercato globale cannabis medicinale Industry 2019 è distribuito su 222 pagine e fornisce statistiche vitali esclusive, dati, informazioni, tendenze e dettagli del panorama competitivo in questo settore di nicchia.

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Canapa legale, l’ultimo business. Da Snoop Dogg a Jay-Z

Nell’estate del 2000, Because I Got High di Afroman suonava in tutti gli stereo Usa. Con quel testo esilarante e un giro di basso in totale sinergia con i movimenti rallentati dei fumatori. Scritta di getto nel giro di pochi minuti, Because I Got High è diventata uno degli stoner rap più popolari e amati di tutti i tempi, e anche uno dei primissimi esempi di viralità su Internet. La canzone ha venduto oltre 1,5 milioni di copie, ottenendo anche una nomination ai Grammy. Il brano racconta la «tipica» vita di un pothead (un «fattone») attraverso una serie di rappresentazioni caricaturali in cui la fattanza esagerata è la causa dei vuoti di memoria e dei disastri che perseguitano la vita del protagonista. Nel 2014 Afroman ha pubblicato una nuova versione del pezzo, un positive remix pro-legalizzazione. La nuova versione nasce dalla collaborazione tra Weedmaps e Norml, due organizzazioni che operano per la legalizzazione della marijuana e che hanno scelto Afroman come loro «brand ambassador». E tanti sono i rapper che da anni a questa parte hanno deciso di investire nel business della cannabis legale. B-Real, ad esempio, ha creato uno degli accessori più ricercati dai fumatori, i filtri Phunky Feel. Di recente, ha aperto un dispensario, il Dr. Greenthumb’s Dispensary a San Diego (il primo a Sylmar, L.A.), uno dei migliori della California del sud. Inoltre nel 2015, ha vinto il terzo posto nella categoria Miglior Pianta Sativa alla High Times Cannabis Cup di San Bernardino. Dal canto suo il rapper californiano Snoop Dogg ha effettuato investimenti milionari nell’ambito della neonata industria della cannabis, dapprima con MerryJane, un aggregatore di notizie sul mondo della cannabis, in seguito con Leafs by Snoop, vero e proprio brand di marijuana online. Ha anche investito nell’azienda di consegna di farmaci e marijuana Eaze (nota come Uber for weed). Ma l’investimento più significativo è arrivato con la creazione di Casa Verde Capital, una sorta di acceleratore di start up che intende finanziare le nuove imprese nel settore della marijuana. Anche Wiz Khalifa ha investito ingenti capitali nella coltivazione della cannabis in California in partnership con RiverRock Cannabis, creando una sua varietà personale, la Khalifa Kush, nota anche come Wiz Khalifa OG, un ibrido che possiede una reputazione quasi leggendaria tra gli appassionati di cannabis. Non solo: il rapper ha lanciato un mobile game chiamato Wiz Khalifa’s Weed Farm, al cui interno i giocatori possono sperimentare uno sguardo verso il futuro della cannabis legalizzata. Khalifa ha anche un accordo con il produttore di cartine per fumatori Raw per includere nuovi accessori per il fumo con la sua firma. Method Man e Redman hanno collaborato con BlazeNow per sviluppare un’app che individua dispensari, grazie a un sistema di geolocalizzazione che facilita le comunicazioni con i consumatori, individua società di consegna ed eventuali medici. È di giugno 2019 la notizia che i due stanno lavorando al lancio di una loro varietà di cannabis e relativo brand. Infine Jay-Z, l’ultimo a esser entrato nel mercato della cannabis industry. La notizia del suo coinvolgimento come chief brand strategist nell’azienda californiana Caliva (San Jose, 2015), è dei primi di luglio 2019. Il rapper intende promuovere nuove campagne in materia di giustizia sociale, aumentando la formazione professionale per gli ex detenuti e promuovendo forme di equità nello sviluppo del settore della marijuana legale. Articolo tratto da https://ilmanifesto.it

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