Due chef creano ricette alla marijuana e ci fanno un libro e una serie tv

Due chef creano ricette alla marijuana e ci fanno un libro e una serie tv

La cucina olandese? Stupefacente!


Ad Amsterdam due chef hanno reinterpretato la tradizione gastronomica locale con l’aiuto di ingredienti allucinogeni. Il risultato? Oltre all’apprezzamento dei commensali, prima una serie TV e poi un libro.

Dall’Olanda con… stupore

Un paio di anni fa Noah Tucker, cuoco formatosi a bordo di navi militari e con anni di esperienza tra gli States e il Giappone, al fianco di pluristellati della Michelin e Anthony Joseph, cuoco e imprenditore, diedero vita al modaiolo “Fraîche”. Fu presto eletto tra i dieci ristoranti di Amsterdam “da provare”, grazie alla qualità del cibo a chilometro zero e all’originalità dei menù.

La sorpresa nel piatto

Una sera, i due soci hanno deciso di proporre qualcosa di diverso dal solito. Archiviato il tradizionale menù con foie gras e pollo fritto, i 25 invitati
presenti in sala sono stati deliziati con un via vai di portate… allucinanti. Tra i piatti forti? Il shashimi con avocado affumicato e salsa Red Angel (varietà di Cannabis locale) con prugna fermentata all’estratto di canna e pancetta. C’è chi ha preferito il Salmone in crosta con semi di
marijuana e chi, a fine pasto, è rimasto di stucco grazie a un
fondente al cioccolato con burro di hashish e avocado. Non tutti i
commensali hanno portato la degustazione fino in fondo. A
condividere l’esperienza in toto è stato invece Jules Marshall,
giornalista britannico del “Guardian”. Per dovere di cronaca o diletto personale, non è dato sapere ma tant’è. Di
sicuro, dalla cucina, non sono passate inosservate scene goderecce e risatine al THC.

Prima una serie TV poi un libro

Perché un’esperienza simile? Sicuramente a muovere i due è stata la curiosità di esplorare il mondo della Canapa nella sua componente psicoattiva e capire se e in che modo possa “interagire” con la cucina. Questa ricerca è diventata una serie web di successo “High
Cuisine”, programmata su Videoland (il netflix olandese) qualche stagione fa. Lo show ha seguito i due chef in lungo e largo per i Paesi Bassi intenti a
scoprire i piatti regionali da interpretare con allucinogeni e tipi di cannabis. Dalla TV alla carta stampata, poi, il passo è stato breve. Tucker e Joseph si sono messi a lavorare su una pubblicazione in cui proporre ai più cento piatti “allucinogeni” per cimentarsi in menu a dir poco insoliti. Basta cliccare su www.highcuisine.com e acquistarlo e… “iniziare il viaggio”. Per i più curiosi, poi, c’è una chance. Comunicare il proprio indirizzo e-mail e
mettersi in lista per ricevere quattro ricette in omaggio.

La parte d’Europa che ha cancellato la parola “legalizzazione” dal suo
dizionario dovrebbe imparare dal paese dei tulipani, inutile negarlo. Nella splendida città dove le biciclette hanno da tempo preso il posto delle
autovetture, questi due chef non sfuggiranno ai libri di storia.

Articolo scritto da Lauretta Belardelli

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Drink, ravioli e tartare: con lo chef stellato la canapa è gourmet

Ci sono quelli che aprono le pizzerie o i sushi bar. Ma anche quelli che scommettono sulla canapa nonostante il cielo sopra l’oro verde dalle nostre parti sia ancora nebuloso.

Canapé, inaugurato martedì in via Moscova, fa nascere un nuovo genere, quello della canapa gourmet. Con un format che non solo non esisteva in Italia, ma pure a Brighton, in Inghilterra, dove avevano avuto un’idea simile hanno finito per giocare al ribasso. Il posto più simile esiste a Las Vegas ed è in odore di stella. Qui pure i bagni, fatti in fibra di vetro, come il bancone, richiamano la molecola del cbd. Il concept è pensato su due livelli.

Sotto, sugli scaffali, tisane, farine, creme antidolorifiche a base di canapa. Ma anche infiorescenze di cannabis light, con un packaging che sembra caviale. Qualcosa sta cambiando eppure resta quella sorta di ambiguità e pregiudizio in materia.

Con tanti giovani imprenditori che frenati da alcuni pareri dei tribunali hanno mollato il colpo senza capire se stavano dalla parte giusta della legge. Alessandro Masci e Diego Travaglio sono due figli della Milano da bere. Con Davai e Jungle Tiki avevano già sperimentato nuove idee da bancone. Gli altri due soci sono Patrizio Invernizzi, nipote del patron della nota azienda casearia, e Michele Maglia, che dei quattro è certamente quello con il pollice più verde, dato che da tempo vive sui monti coltivando canapa. Loro rilanciano.

Dovevano aprire a giugno, ma hanno preferito prendersi qualche mese in più: «Per andare coi piedi di piombo, non volevamo aprire zoppi. Il fatto di aprire in pieno centro a Milano, a 100 metri da una caserma di carabinieri, dimostra quanto una realtà come questa debba stare alla luce del sole — spiegano i quattro —. Apriremo alle 3 del pomeriggio: uno può entrare fare la spesa, bersi una tisana e mangiare un trancio di torta con la canapa. Oppure arrivare all’aperitivo, bere un hemp mule abbinato a un piatto con lo stesso tema», aggiunge Travaglio. Ci sono infusioni con derivati della canapa per preparare i 19 drink dal retrogusto erbaceo. Uno chef stellato in incognito ha fatto le consulenze. In tavola passano ravioli fatti con farina di canapa e spinaci, pesto alla canapa, maialino con riduzione di birra (ovviamente alla canapa). «Quello che usiamo in cucina e al bar è ricavato dal seme, quindi è sempre stato legale», spiega Masci.

Per Canapè quello delle infiorescenze non è il business principale. «Perché ormai lo fanno tutti. Pensiamo che nel mondo della canapa ci sia ancora tanto altro da scoprire e da raccontare. Un posto come il nostro può avvicinare anche i clienti più restii», aggiunge Masci. E se i vicini di casa in divisa dovessero passare a fare visita? «Ci aspettiamo che vengano e magari ci sequestrino delle infiorescenze per portarle in laboratorio. Non c’è neanche il rischio che si avvicinino allo 0,5 di thc».

Articolo tratto da www.corriere.it

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