Cannabis legale. Cosa porterebbe nelle tasche allo Stato

Cannabis legale. Cosa porterebbe nelle tasche allo Stato

Diventa sempre più pressante la necessità di trovare soluzione al momento di crisi che stiamo attraversando, dovuto sia alla congiuntura economica che alla diffusione del Covid-19. Esistono infatti nel nostro paese risorse latenti che per varie ragioni non sono state ancora messe a valore ma che potrebbero dimostrarsi un’opportunità importante di crescita e sviluppo. 
L’ultima rilevazione Istat ha restituito un quadro preoccupante dello stato di salute del mercato del lavoro in Italia. Risulta infatti un calo importante dei livelli di occupazione: a giugno 2020 le file degli occupati contavano 46mila unità in meno rispetto al solo mese precedente e 600mila in meno rispetto a febbraio. Con un tasso di disoccupazione che arriva a toccare l’8,8% e ben 149mila persone in cerca di lavoro in più in sole quattro settimane, è prioritario individuare strategie inedite per combattere la crisi. Anche per questo, la campagna Meglio legale promuove la legalizzazione della cannabis, vedendo in essa un potenziale booster della ripresa.
Proprio durante il lockdown molte aziende di cannabis light hanno visto triplicare il loro fatturato.
Il settore della canapa industriale è cresciuto enormemente rispetto ad altri settori, arrivando a 5mila ettari coltivati nel 2019: in soli tre anni sono nate 3mila nuove imprese e 10mila giovani hanno trovato lavoro. In un contesto come quello attuale, in cui, secondo i dati diffusi dall’Istat, la disoccupazione giovanile è arrivata a toccare il 27,6% e in cui, nell’ultimo anno, 752mila lavoratori hanno perso la loro occupazione – di cui 600mila post-Covid – la legalizzazione della cannabis potrebbe rappresentare una possibilità di ripresa importante.
Le ricadute occupazionali di una svolta politica in questo senso, secondo le proiezioni potrebbero raggiungere ben 350mila nuovi posti di lavoro.
Il solo mercato di cannabis in Italia vale 30 miliardi annui (oggi in mano alle mafie) e conta oltre 6 milioni di consumatori. Un passo verso la legalizzazione apporterebbe inoltre un flusso di diversi miliardi di euro nelle casse dello stato: secondo una stima del docente di economia politica dell’Università Sapienza di Roma Marco Rossi ci si potrebbero aspettare entrate per 3 miliardi di euro solo grazie alle tasse sulle vendite. È inoltre necessario considerare come il proibizionismo danneggi il nostro mercato, con le distorsioni derivanti dalle attività di riciclaggio. Meglio Legale vuole aprire sul tema un dibattito consapevole e informato per introdurre nuove politiche che mettano veramente al centro sia i consumatori che i lavoratori. 

Meglio legale è una campagna di iniziativa pubblica per la legalizzazione della cannabis e la decriminalizzazione dell’uso delle altre sostanze. Con il coinvolgimento e la partecipazione di parlamentari, medici, avvocati, imprenditori, giornalisti e cittadini, il progetto sta portando all’attenzione pubblica i vantaggi della legalizzazione, per sensibilizzare la cittadinanza e la politica e per aprire un dibattito serio e responsabile.

Articolo tratto da: https://droghe.aduc.it/

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Cannabis: Il Portogallo progressista

Cannabis: Il Portogallo progressista

Uno degli approcci alla Cannabis più progressisti al mondo

Il Portogallo vanta leggi sulla Cannabis considerate le più all’avanguardia del mondo. Nel 2001 il governo portoghese ha approvato la legge 30/2000, che depenalizza il consumo e possesso di ogni tipologia di sostanza, inclusa la Cannabis. Considerata al tempo una decisione pioneristica, questa ha reso il Portogallo uno dei primi paesi al mondo che ha adottato tale posizione.

Depenalizzazione importante


Il credito per la decisiva depenalizzazione di sostanze come la Cannabis viene accreditato principalmente a Joao Goulao, coordinatore nazionale portoghese delle droghe.

In seguito all’entrata in vigore della legge 30/2000, se dovesse venire sorpreso a possedere o utilizzare una piccola quantità di Cannabis per uso personale, l’individuo verrà valutato dalla Commissione locale per la dissuasione dalla tossicodipendenza, al fine di verificare se è necessario un trattamento per combattere la dipendenza.

La tolleranza del Portogallo nei confronti dell’uso di droghe non si estende però alla sua vendita o fornitura. Se sorpresi a vendere Cannabis, ai trasgressori può essere inflitta una pena detentiva da uno a cinque anni. Questo può essere esteso da quattro a 12 anni, a seconda della gravità del crimine.

Se però dovesse venire alla luce che l’autore del reato vende Cannabis per finanziare una propria dipendenza personale, la pena viene generalmente ridotta.

Coltivare Cannabis in Portogallo


Le regole sulla coltivazione della Cannabis in Portogallo variano a seconda che si consideri la coltivazione personale o industriale.

A livello personale, nonostante la massiccia decriminalizzazione iniziata 2001 e sebbene la coltivazione per uso personale sia stata discussa in passato, il governo portoghese ha deciso di esentare in modo specifico la coltivazione di Cannabis dalle leggi sulla depenalizzazione.

La produzione industriale invece è legale in Portogallo, a condizione che l’azienda produttrice sia in possesso di una licenza emessa dal ministero dell’Agricoltura e che le piante non contengano più dello 0,2% di THC. La produzione è fortemente regolamentata e gli agricoltori sono soggetti a ispezioni durante tutto l’anno.

Cannabis Medicinale


L’uso della Cannabis a scopi medicinali è stato approvato dal governo portoghese nel giugno 2018. Il
 
disegno di legge afferma che tutti i medicinali devono essere prescritti da un medico e solo se tutti gli altri trattamenti convenzionali non funzionano. La Cannabis medicinale può essere prescritta per trattare, tra le altre cose, i sintomi associati a dolore cronico, terapia del cancro e disturbo post traumatico da stress.

Tutti i farmaci derivati dalla Cannabis richiedono una licenza di Infarmed, una divisione del Ministero della Salute portoghese, responsabile per la regolamentazione, il controllo e la valutazione di medicinali e prodotti sanitari per la protezione della salute pubblica.

Nel 2017 è stata inoltre autorizzata la costruzione di una piantagione di Cannabis medicinale in Portogallo. Le colture raccolte dalla piantagione contengono alti livelli di THC e sono destinate all’esportazione.

La legge del 2018 stabilisce inoltre che il governo dovrebbe sostenere la ricerca scientifica sulla Cannabis e il suo potenziale beneficio terapeutico.

Articolo tratto da: https://www.tio.ch/

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Licatini, M5s: "Legalizziamola, perché non farsi una canna prima di dormire?"

Licatini, M5s: "Legalizziamola, perché non farsi una canna prima di dormire?"

«Vogliamo la legalizzazione della cannabis, non c’è più tempo da perdere. Basta lasciarla nelle mani della mafia che fa affari milionari. Si tratta di un mercato che esiste e che, dunque, va regolamentato. Mica lo stiamo creando. Di cannabis, poi, non è mai morto nessuno e soprattutto perché non potersi fare una canna prima di andare a dormire anziché prendere un ansiolitico?». A parlare a Open è Caterina Licatini, deputata siciliana del M5s, farmacista, che ha portato con sé, davanti a Montecitorio, tre piantine di canapa, poi consegnate e sequestrate dagli agenti della Questura di Roma.

«Siamo cresciuti con il tabù della cannabis – ci dice – pensando che chi ne fa uso sia un drogato. Ma non è così. E poi lo sapete che a farsi le canne non sono di certo soltanto i ragazzini, come qualcuno può pensare, ma anche tanti professionisti, dai medici agli avvocati che mi stanno scrivendo in questi giorni?».

Perché legalizzare la cannabis

Lei, insieme ad altri 15 parlamentari (dal Pd al M5s fino a +Europa), ha deciso di coltivare una piantina di canapa a casa e ieri mattina si è recata davanti a Montecitorio per una protesta, nell’ambito della campagna “Io Coltivo”, che sta chiedendo a gran voce la legalizzazione della cannabis in Italia.

«Sono fermamente convinta dell’importanza di questa battaglia perché voglio indebolire il potere e le finanze delle mafie; voglio immettere 10 miliardi nelle casse dello Stato; voglio creare un mercato regolamentato con 350mila posti di lavoro stimati solo in Italia; voglio garantire la qualità del prodotto e un accesso sicuro a chi ne fa uso per fini medici e ricreativi», spiega.

Dello stesso parere anche Aldo Penna, deputato palermitano del M5s che ha pubblicato un video in cui si mostra mentre «pianta un semino di canapa» nella sua abitazione: «Non ha senso che il Testo unico delle droghe consideri illegale coltivare canapa in casa mentre una sentenza della Cassazione preveda che l’uso personale di hashish non sia sanzionabile».

Articolo tratto da https://www.open.online/

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USA: A Novembre al voto per legalizzare la cannabis in altri 7 stati

USA: A Novembre al voto per legalizzare la cannabis in altri 7 stati

Sono almeno 7 gli stati dove probabilmente si voterà a novembre per la legalizzazione della cannabis. New Jersey, South Dakota, Mississipi e South Dakota andranno sicuramente al voto, mentre si attende l’esame delle firme in Arizona, Montana e Nebraska. Ma, dopo le difficoltà di raccolta firme per il COVID-19 alcuni spiragli si stanno aprendo in altri Stati.

Continuano gli sforzi dei cittadini e della Società Civile americana per estendere le legalizzazioni della cannabis, per uso medico e non, in altri stati USA tramite referendum popolari.

Recentemente in Arizona i sostenitori di un’iniziativa statale per legalizzare la vendita di marijuana agli adulti ha depositato oltre 420.000 firme presso la Segreteria di Stato. Si tratta di quasi il doppio del numero di firme necessarie.  La proposta, nota come Smart and Safe Arizona Act, è stata presentata l’anno scorso da una coalizione di gruppi della Società Civile. Secondo i dati di un sondaggio raccolti all’inizio di giugno, circa i due terzi degli elettori dell’Arizona affermano che voteranno “sicuramente” o “probabilmente” “sì” al referendum nel caso sia ammessa al voto a novembre 2020. La legge consente a coloro che hanno 21 anni di possedere fino a un’oncia di cannabis (28 grammi) e destina i ricavi delle vendite al dettaglio di cannabis al finanziamento di vari programmi di educazione pubblica e sicurezza. Gli adulti sarebbero anche in grado di coltivare fino a sei piante per scopi non commerciali in una residenza privata. Coloro che hanno condanne per marijuana sarebbero autorizzati a presentare una petizione ai tribunali affinché i loro precedenti vengano cancellati.

Anche nel Montana si andrà probabilmente al referendum a Novembre. I membri della coalizione affiliati al New Approach Montana hanno recentemente presentato 130.000 firme per qualificare un paio di iniziative elettorali complementari per regolare il mercato commerciale della cannabis per adulti. Le regole statali impongono di convalidare 25.000 firme per ammettere la prima misura e altre 51.000 firme per convalidare la seconda per la votazione di novembre.

In Nebraska, i membri della coalizione Nebraskans for Medical Marijuana hanno consegnato oltre 182.000 firme per permettere il voto di una proposta di legalizzazione della cannabis medica. Per l’ammissione, i funzionari statali devono convalidare 121.000 firme. L’iniziativa modifica “la Costituzione del Nebraska per fornire il diritto di utilizzare, possedere, accedere e produrre in modo sicuro cannabis e prodotti e materiali a base di cannabis, per gravi condizioni mediche come raccomandato da un medico o un infermiere“. Il Nebraska è uno dei pochi stati della nazione che non consente l’accesso regolamentato alla cannabis a pianta intera o al CBD.

I referendum per la legalizzazione dell’uso non medico per gli adulti sono già state ammesse per la votazione nel New Jersey e nel South Dakota. Le iniziative per legalizzare l’accesso medico alla cannabis appariranno invece sulle schede degli elettori in Mississippi e nel South Dakota.

Per quanto riguarda l’uso ricreativo per gli adulti in Montana sono riprese le operazioni di raccolta firme con le dovute attenzioni dovute al COVID-19. In Oklahoma la Corte Suprema dello Stato ha deciso che la raccolta firme potesse continuare, permettendo così ai promotori della campagna di provare a raccogliere le firme necessarie, anche se ritenuto molto difficile. In attesa di sapere cosa ne è stato delle firme raccolte in Arkansas, dove era molto difficile raggiungere l’obbiettivo entro il 3 luglio, nel Missouri la campagna è stata sospesa causa coronavirus, come in North Dakota dove è stata rimandata al 2022. Nuove speranze si sono accese per la raccolta in Idaho quando il Tribunale ha riaperto i giochi per l’ammissione di un altro quesito, ipotizzando una riapertura dei termini per ovviare ai problemi legati al lockdown, di cui potrebbe beneficiare anche il quesito sulla marijuana medica. In California si è infine in attesa della risposta rispetto alla raccolta di firme on line su un referendum di estensione della normativa su cannabis e canapa industriale.

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USA - Legalizzazione cannabis. Favorevole il 90% degli universitari di New York

USA - Legalizzazione cannabis. Favorevole il 90% degli universitari di New York

Oltre il 90% degli studenti universitari di New York sostiene la legalizzazione della cannabis ricreativa, secondo un sondaggio condotto dal Siena College Research Institute.
Il sondaggio indica anche che la stragrande maggioranza degli studenti universitari sta consumando una vasta gamma di prodotti a base di cannabis nei campus, incluso il CBD. Inoltre, gli studenti sostengono di essere molto più preoccupati per i potenziali danni causati dall’alcol e dal tabacco rispetto a qualsiasi aspetto negativo teorico dell’erba.
Secondo quanto riferito, numerosi partecipanti hanno anche detto ai sondaggisti che sarebbero interessati a prendere lezioni sulla cannabis e sulla sua fiorente industria.
Sebbene il sondaggio sia tecnicamente “non scientifico”, il campione di partecipanti era ampio e comprendeva le risposte di 11 delle 13 università statali di New York, sia di studenti universitari che di laureati. Quindici dei 250 partecipanti erano studenti internazionali che provenivano da 12 diverse nazioni non statunitensi.

Il Siena College ha condotto lo studio sulla scia del discorso sullo stato dello Stato del gennaio 2020 del Governatore di New York Andrew Cuomo, in cui ha perorato la legalizzare la marijuana. L’indagine ha rilevato che la maggior parte dei newyorkesi ha sostenuto nel complesso il governatore sulla legalizzazione, con percentuali più alte tra gli studenti universitari.
Il sondaggio del Siena College è in linea con la ricerca della Oregon State University pubblicata all’inizio di quest’anno che ha evidenziato come gli studenti universitari sceglievano marijuana rispetto all’alcol negli stati in cui la cannabis è legale. Un risultato, secondo lo studio, è che gli studenti che avevano la cannabis come opzione legale avevano meno probabilità di impegnarsi nel binge-drinking.

Mentre la piena legalizzazione a New York non è ancora avvenuta, lo stato ha depenalizzato la cannabis all’inizio di quest’anno, poco prima che il COVID-19 divampasse e diversi legislatori importanti per la legalizzazione si ammalassero. Al momento, il dibattito sulla legalizzazione è sospeso fino al 2021.
Di recente, lo scorso maggio, il Governatore Cuomo ha riaffermato la sua posizione favorevole, affermando: “Sostengo la legalizzazione della marijuana. Ho lavorato molto duramente perché ciò accada. Credo che ce la faremo, ma non ci siamo riusciti in quest’ultima legislatura perché è un problema complicato e deve essere ttrattato e messo in atto in modo completo.”

(articolo di Mike McPadden, pubblicato sulla rivista Marry Jane del 29/06/2020)

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In Colombia marijuana legale e ‘di pace’: è la proposta dei nativi Misak

In Colombia marijuana legale e ‘di pace’: è la proposta dei nativi Misak

Il governo ha autorizzato i nativi a coltivare cannabis, anche detta “la pianta che mette in contatto l’essere umano con l’essere che cura”

Produrre cannabis per uso medico e scientifico, nella regione della Colombia ritenuta epicentro della produzione illegale della pianta sotto il controllo del narcotraffico: a proporlo la comunità nativa dei misak, che a maggio è diventato il primo popolo originario a ottenere la licenza per la coltivazione dal ministero della Giustizia di Bogotà.

I NATIVI MISAK CON LICENZA DI COLTIVAZIONE 

I misak, che vivono nella regione meridionale di Cauca, affacciata sull’Oceano Pacifico, sperano di poter cominciare la semina già dall’inizio del prossimo anno. A occuparsene direttamente saranno 100 nativi, mentre indirettamente saranno impiegate 500 persone tra misak, contadini e colombiani di discendenza africana.

Per arrivare a questo traguardo l’iter non è stato semplice. I nativi hanno dovuto prima raccogliere gli oltre 10 milioni di pesos, poco più di 2.300 euro, necessari per ottenere l’autorizzazione dal governo. Una volta messa insieme la cifra hanno dovuto creare una società, la Sociedad Pharma Indigena Misak “Manasr”: in lingua locale “la pianta che mette in contatto l’essere umano con l’essere che cura”.

La leader indigena Liliana Pechenè ha detto al quotidiano locale El Tiempo che il progetto ruota attorno a una pianta che i nativi “hanno usato come medicina fin dagli albori” e rappresenta per la comunità una “grande sfida e un’opportunità”. Pechenè ha sottolineato l’importanza che potrebbe avere l’iniziativa per “costruire la pace” nella regione di Cauca, “stigmatizzata per le coltivazioni illegali e un conflitto” che va avanti da anni e vede coinvolti trafficanti, governo, movimenti sociali e milizie paramilitari.

Articolo tratto da: https://www.dire.it/

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