Svizzera - Legalizzazione cannabis ricreativa. Ok da Camera bassa

Svizzera - Legalizzazione cannabis ricreativa. Ok da Camera bassa

Prosegue a vele spiegate l’iter per la legalizzazione della cannabis ricreativa proprio a due passi da casa nostra.

Già, la non lontanissima Svizzera, che già ha un passato di vendita al dettaglio di marijuana, sta seriamente rivalutando l’apertura totale verso la canapa.

Come in molti altri paesi del mondo, gli elvetici hanno intravisto il grande business che c’è già oggi e che avrà un’evoluzione esponenziale nei prossimi anni a venire.

La Camera bassa dell’Assemblea federale svizzera ha approvato un disegno di legge che apre la strada a un programma di ricerca pilota che consentirebbe la produzione e la distribuzione temporanea di cannabis per maggiorenni a fini ricreativi.

Durante l’approvazione del progetto, la maggioranza dei membri del Consiglio nazionale ha respinto le proposte che avrebbero limitato le dimensioni e la portata dell’esperimento, segno che la camera bassa si è impegnata ad andare avanti con il progetto.


Ora il Consiglio degli Stati discuterà e voterà sul disegno di legge. Gli esperti locali prevedono che il progetto sarà approvato. Ma avvertono che un voto positivo non è garantito e, anche se il disegno di legge viene approvato, potrebbe subire modifiche o ritardi nella Camera alta.

Mentre in Italia si parla e si dibatte su Mes e Recovery fund, e ci si disinteressa totalmente di quanto potrebbe far bene alla nostra economia una semplice pianta, in Svizzera, come in molti altri paesi del mondo, lo hanno già capito

Scritto da Marco Iacoella

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Illuminati dalla Canapa. Marijuana e religione, la storia.

Illuminati dalla Canapa. Marijuana e religione, la storia.

Illuminati dalla Canapa

La Storia racconta che in molte Culture la Canapa era parte della ritualità spirituale. Taoismo, Induismo, Buddismo e perfino Cristianesimo: ecco come.

La ricerca dell’armonia, il Taoismo

Siamo al IV secolo a.C. Il Taoismo si basa sull’armonia e sull’equilibrio di tutto ciò che muove l’universo. Yin&Yang, bianco e nero, positivo o negativo. I testi taoisti citano l’uso della Canapa a mo’ di incenso per eliminare l’istinto egoistico e raggiungere uno stato di condivisione. In più, i monaci e gli sciamani la usavano nei riti di comunicazione con gli spiriti.

Una delle cinque piante sacre, l’Induismo

“Atharvaveda” è una raccolta di venti testi sacri all’Induismo. Risale a oltre 3mila anni fa. Tra le sue pagine si scopre che la Canapa è considerata una pianta sacra. Ha “un angelo custode nelle sue foglie” ed è ritenuta “fonte di felicità, gioia e liberazione”, da somministrare per dilettare i sensi ed eliminare le paure. Tradizione vuole che Shiva stesso creò questa pianta ricavandola dal suo corpo. La chiamò “angaja” ovvero “nata dal corpo”. L’assonanza con il termine “ganja” va da sé. Nelle pratiche spirituali e purificatrici, la Cannabis può essere utilizzata in tre forme diverse: il bhang, un latte ricavato dalle foglie e dalle cime; il charas, un allucinogeno che deriva dalla resina; e la ganja, ossia le cime da fumare. 

Durante la meditazione, il Buddismo

Tra i buddisti pare vi sia una lunga tradizione di impiego della Canapa a fini religiosi. Si dice che Gautama il Buddha, nel V secolo a.C., durante il suo cammino verso l’illuminazione, abbia vissuto mangiando esclusivamente un seme di canapa al giorno. Nell’iconografia non è raro trovare rappresentazioni del Buddha con foglie di Canapa in mano. Si pensava che assumerla potesse aiutare nella meditazione ed espandesse la coscienza durante le cerimonie sacre.

Anche nel Cristianesimo

Sula Benet, antropologa polacca classe 1903, studio approfonditamente i testi del Vecchio Testamento. In particolare notò che per più volte è citata una pianta dal nome ebraico “kaneh bosm”. Secondo la sua teoria, il termine, che si riferisce ai fiori della Canapa fu scambiato, per assonanza, con Calamo, una pianta usata a fini aromatici. Nel 1980, due anni prima della morte della Benet, l’Hebrew University di Gerusalemme ritenne valida questa interpretazione. Una curiosità: in questa università ha lavorato in qualità di docente e ricercatore Raphael Mechoulam. Conosciuto come il “padre della marjuana”, è colui che negli Anni ’60 estrasse per la prima volta il THC, la componente psicoattiva della pianta.

Una recente conferma 

Alle teorie della Benet fa eco una recente scoperta. Gli ebrei facevano uso di Cannabis a fini rituali all’epoca del Primo Tempio di Gerusalemme. Si parla di 2700 anni fa. I ricercatori hanno esaminato alcuni residui trovati su due altari minori del santuario di Tel Arad, uno dei siti archeologici più importanti di Israele. Usando tecniche all’avanguardia hanno potuto identificare tracce di THC, cannabidiolo e cannabinolo. Con essi vi erano anche tracce di letame, che i ricercatori riconducono al combustibile utilizzato per bruciare la Cannabis alla temperatura necessaria per attivare i suoi composti psicoattivi. 

Scritto da Lauretta Belardelli per Primero Roma

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La Cannabis nella Spagna liberale. Club sociali e libertà d’uso personale

La Cannabis nella Spagna liberale. Club sociali e libertà d’uso personale

La canapa ha fatto parte della storia della Spagna per secoli. Negli ultimi decenni l’industria ha vissuto un forte rilancio, con gli agricoltori iberici che hanno ricominciato a sfruttare il potenziale economico della pianta.
Questo non sorprende, data l’idoneità del clima spagnolo alla coltivazione della canapa.

Allo stato attuale, le direttive UE consentono la produzione di canapa purché i livelli di THC siano inferiori allo 0,2%, mentre il regio decreto 1729/1999 consente agli agricoltori di coltivare 25 diverse varietà di canapa in Spagna. Tutti i semi devono essere sempre certificati UE per essere considerati legali.

Decriminalizzazione dell’uso personale

Per lungo tempo la Spagna ha perseguito un approccio relativamente tollerante alle droghe, in particolare alla Cannabis. A seguito di una serie di sentenze emesse dalla Corte suprema del paese, a partire dagli anni ’70 il possesso personale di piccole quantità di droghe illecite non è considerato un reato.

Per quanto riguarda la cannabis, questa politica di depenalizzazione si è estesa anche alla produzione: la legge spagnola viene in genere interpretata in un modo che consente la coltivazione privata della pianta.

Tuttavia, le piante devono essere solo per uso personale, sia esso ricreativo o medicinale. Se si dovesse essere sorpresi a coltivare un numero significativo di piante – la legge non stabilisce un numero esatto – e le autorità dovessero decidere che si sta pianificando di vendere o distribuire la Cannabis, si potrebbe essere perseguiti per traffico di stupefacenti.

I Club Sociali di Cannabis

Proprio la mancanza di una regolamentazione precisa relativamente a quante piante possono essere coltivate ha portato al boom dei club sociali spagnoli di cannabis.

Il primo club è stato fondato nel 2001 e gli esperti legali hanno identificato diversi criteri che i club devono soddisfare per rispettare i precedenti stabiliti dalla giurisprudenza.

Esistono centinaia di questi club in tutta la Nazione e operano tutti come organizzazioni private. Le piante di Cannabis sono coltivate in loco e i membri del club pagano una tassa per accedere alla Cannabis in modo legale e controllato. I soci di solito hanno un certo controllo su alcuni aspetti delle pratiche del club, come ad esempio quali varietà di cannabis vengono coltivate e come viene gestito il club.

Cannabis medica in Spagna

Sebbene la Spagna sia progressista nella depenalizzazione dell’uso personale di Cannabis, è in ritardo con le leggi sulla Cannabis medica. I regolamenti infatti non distinguono tra uso di Cannabis ricreativo e medicinale. Ciò significa che i pazienti hanno difficoltà a ottenere una prescrizione per i prodotti a base di cannabis che contengono 0,2% di THC o più.

Di conseguenza, i pazienti spagnoli scelgono di coltivare Cannabis in autonomia o di visitare un club sociale di cannabis e di usare le piante per creare medicamenti in base ai livelli di CBD e THC di cui ha bisogno.

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La storia della Cannabis in Europa

La storia della Cannabis in Europa

Le origini della Cannabis in Europa risalgono a migliaia di anni fa

Durante un breve periodo di tempo alla fine dell’ultima era glaciale, gli uomini dell’Età della Pietra in Europa e in Asia iniziarono autonomamente a usare una nuova pianta: la Cannabis.

Questa è la conclusione di una revisione dell’archeologia di questa pianta, che collega anche un’intensificazione del consumo di cannabis in Asia orientale con l’ascesa del commercio transcontinentale all’alba dell’età del bronzo, circa 5000 anni fa.

La tribù Yamnaya

Il popolo Yamnaya dell’Eurasia centrale, ritenuta una delle tre tribù chiave che hanno fondato la civiltà europea, in quel momento storico si è disperso verso est e si pensa che abbia diffuso la Cannabis, e forse il suo uso psicoattivo, in tutta l’Eurasia.

Il polline, i frutti e le fibre di cannabis sono stati scoperti negli scavi archeologici eurasiatici per decenni.

Gli studi recenti

Tengwen Long e Pavel Tarasov presso la Libera Università di Berlino, in Germania, e i loro colleghi hanno ora compilato un database di questa letteratura archeologica per identificare tendenze e modelli nell’uso preistorico della Cannabis.

Si presume spesso che la cannabis sia stata utilizzata per la prima volta, e possibilmente addomesticata, da qualche parte in Cina o in Asia centrale, affermano i ricercatori, ma il loro database indica un’alternativa.

Alcuni degli studi più recenti inclusi nel database suggeriscono che la Cannabis sia entrata nella documentazione archeologica del Giappone e dell’Europa orientale quasi nello stesso momento, tra circa 11.500 e 10.200 anni fa.

“La pianta di cannabis sembra essere stata ampiamente distribuita già da 10.000 anni fa, o anche prima”, afferma Long.

Origini europee?

I ricercatori suggeriscono che diversi gruppi di persone attraverso la massa terrestre eurasiatica hanno iniziato indipendentemente a utilizzare la pianta in quel momento, forse per le sue proprietà psicoattive o come fonte di cibo o medicine, o persino per produrre tessuti dalle sue fibre.

Tuttavia, il database di Tarasov e Long suggerisce che era solo nell’Eurasia occidentale che la cannabis veniva regolarmente utilizzata dagli umani nel corso dei millenni. I primi dati sul suo utilizzo nell’Asia orientale sono abbastanza dispersi, afferma Long.

Questo modello sembra essere cambiato circa 5000 anni fa, all’inizio dell’età del bronzo e al tempo della tribù Yamnaya, quando il consumo di cannabis nell’Asia orientale sì è apparentemente intensificato.

Articolo tratto da: https://www.tio.ch/

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Cannabis a passo di Tango. Anche l'Argentina verso la legalizzazione?

Cannabis a passo di Tango. Anche l'Argentina verso la legalizzazione?

L’Argentina verso la legalizzazione della cannabis? Favorevoli due argentini su tre, si va verso un modello simile a quello dell’Uruguay. Hassan Bassi racconta per Fuoriluogo.it le ultime novità dall’Argentina dove dall’avvio dei programmi di cannabis terapeutica è completamente cambiata la percezione della sostanza da parte dell’opinione pubblica.

Secondodiverse fonti l’agenzia internazionale di ricerche di mercato Kantar ha svolto un’indagine sull’opinione che hanno i cittadini argentini della cannabis e scoperto che nella maggior parte dei casi l’uso di cannabis è identificato con aspetti legati alla salute ed al benessere personale.

Secondo lo studio 8 argentini su 10 collegano l’uso di cannabis al sollievo del disagio fisico ed a benefici emotivi, in particolare contro lo stress, l’insonnia e la depressione. La maggior parte del campione ha una valutazione positiva della cannabis (51%), il 30% è indeciso mentre solo meno di un quinto ha una valutazione negativa. Sono le donne ed i giovani i più convinti in senso positivo. Ancora più alta la percentuale di coloro che sono a favore della legalizzazione, il 63% degli intervistati, mentre solo il 16% è contrario. Fra i favorevoli il 40% ritiene che dovrebbe essere lo Stato a commercializzare la cannabis nel paese. Secondo quanto riportato Gabriela Portantiero, direttore dell’area Qualitative, Insights Division of Kantar ha affermato che “C’è stato un cambiamento nell’immaginazione sociale sulla marijuana. Oggi, la cannabis è percepita come un efficace trattamento naturale del dolore fisico e dei disturbi emotivi” e molto meno come una sostanza per uso sociale e ricreativo.

Tutto questo è coerente con il fatto che nel 2017 l’Argentina ha legalizzato in maniera definitiva l’uso dei derivati di cannabis per scopi terapeutici, grazie alla tenace iniziativa in primis dell’associazione Mama Cultiva (madri di figli con problemi di salute che necessitano di cannabis a scopo terapeutico – https://www.mamacultivaargentina.org/). Proprio in questi giorni sta per completarsi il processo che porterà  a produrre il primo olio di cannabis autoctono argentino finalizzato agli uso medici. Ma la svolta dovrebbe essere quella della definizione normativa della commercializzazione della cannabis da parte dello Stato. La neo Ministra per la sicurezza Sabrina Frederich sta marcando infatti una netta discontinuità dalla propria predecessora, recuperando il tempo perduto durante l’esecutivo del presidente Macrì. Già dopo pochi giorni dall’insediamento lo scorso dicembre aveva dichiarato la volontà di studiare un modello argentino di regolazione del commercio legale della cannabis, che comprendesse la possibilità della coltivazione per uso personale. Ed ha confermato il tutto pubblicamente qualche giorno fa. Il sistema allo studio sarebbe ispirato a quello del vicino Uruguay, che nel 2013 è stato il primo paese al mondo a legalizzare la cannabis ricreativa, istituendo un modello statale non commerciale di produzione e fornitura, e che garantisce la libertà di coltivare in forma singola o associata per uso personale.

Il modello dell’Uruguay ha ricevuto proprio in questi giorni alcune buone notizie da parte di uno studio pubblicato nel numero di giugno del International Journal of Drug Policy. Lo studio fornisce le prime prove empiriche sull’impatto che la riforma ha avuto sui consumi di cannabis degli adolescenti: i dati sono incoraggianti ed indicano che non ci sono evidenze di una crescita del consumo di cannabis od un campio di percezione del rischio fra gli adolescenti. Dati in linea con quelli dello Stato del Colorado, dove la vendita di cannabis è stata legalizzata nel 2014, e che si confermano stabili di anno in anno: nessun aumento del consumo fra gli adolescenti. La regolamentazione legale, più o meno stringente, sembra quindi non avere effetti incentivanti sulla consumo di cannabis da parte dei più giovani.

Articolo tratto da: https://www.fuoriluogo.it/

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CBD beauty: il derivato della cannabis nuovo alleato di bellezza

CBD beauty: il derivato della cannabis nuovo alleato di bellezza

Che cos’è il CBD? Il derivato della cannabis nuovo alleato di bellezza e protagonista delle ultime tendenze in tema di cura della pelle e benessere.

CBD beauty: il derivato della cannabis nuovo alleato di bellezza

Tutti pazzi per la CBD beauty: il derivato della cannabis nuovo alleato di bellezza.

La cannabis è senza dubbio uno degli ingredienti di moda nel settore della cosmesi. Conosciuta come l’oro verde, è una tendenza importata dagli Stati Uniti, il primo Paese in cui è stata legalizzata, che ha raggiunto anche l’Europa imponendosi con forza e facendo proliferare i cosiddetti “grow shop”.

La canapa usata per la bellezza è ricca di CBD, un composto naturale con eccellenti proprietà nutrizionali e medicinali, che non va confusa con altre specie della stessa famiglia da cui si ottiene la marijuana o l’hashish.

Ma che cos’è il CBD nello specifico? La sigla, che sta per Cannabidiolo, indica un ingrediente naturale che si trova nelle piante di cannabis sativa. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il composto chimico non provoca effetti di dipendenza e ha una tossicità molto bassa, rendendone l’uso sicuro e legale. Inoltre, è stato scoperto che vanta proprietà benefiche soprattutto per la pelle.

CBD il derivato della cannabis nuovo alleato di bellezza

Come abbiamo detto, il CBD è un ingrediente naturale estratto dalla cannabis, ideale per la cura della pelle. Potente antiossidante, è uno dei più grandi nemici di radicali liberi e quindi molto efficace anche contro l’azione dannosa che questi producono, compreso l’invecchiamento.

Niente a che vedere con il THC, altro cannabinoide comune, ma che viene usato per i suoi effetti stupefacenti e il cui consumo è vietato nel nostro Paese. L’uso di CBD in creme, oli e prodotti commestibili è diventato invece una tendenza crescente per la salute e il benessere.

La comunità scientifica non si è ancora espressa in modo univoco sugli effetti del CBD, eccetto per la cura dell’epilessia, e non ci sono ancora abbastanza studi clinici perché si possa dire con certezza che i prodotti a base di questa sostanza, rappresentino effettivamente un rimedio infallibile. Tuttavia, gli appassionati di skincare non hanno dubbi sulla sua efficacia, a patto di scegliere solo cosmetici certificati e prodotti da aziende riconosciute.

Gli effetti benefici del CBD nella beauty routine

Il CBD è una sostanza “adattogena”, ossia che si adatta alle situazioni a seconda dei casi ed è capace di legarsi ad alcuni recettori presenti nel nostro organismo (cervello, sistema nervoso, immunitario e digestivo) il cosiddetto sistema endocannabinoide.

Quindi, i preparati per uso topico come creme, maschere, oli e lozioni, interagiscono direttamente con questi recettori aiutando, ad esempio, a equilibrare problemi come eczema, acne (grazie alle sue proprietà seboregolatrici), irritazioni e infezioni o a lenire le infiammazioni della cute.

Il CBD ha, infatti, proprietà antinfiammatorie e antiossidanti e contribuisce anche all’eliminazione delle tossine che si accumulano sulla superficie della pelle a causa di stress, smog e intemperie. Si tratta di una sostanza particolarmente adatta anche alle pelli sensibili.

Ricco di acidi grassi essenziali, soprattutto omega 3, il CBD poi è un principio attivo molto nutriente che regola la produzione di grassi, aiutando a mantenere l’equilibrio idrolipidico nell’epidermide, garantendo così stabili livelli di acqua e una corretta idratazione.

Le sue proprietà lenitive e calmanti danno un effetto antistress alla pelle che appare più giovane e con un aspetto più riposato, inoltre, applicato sul corpo, il CBD aiuta anche ad alleviare dolori muscolari.

Prodotti a base di CBD da provare

I prodotti per la bellezza a base di CBD sono moltissimi sul mercato. Enecta, ad esempio, è un brand interamente Made in Italy con una lunga esperienza in estratti di cannabis per il mercato terapeutico, che ha lanciato un’esclusiva linea di prodotti per la cosmesi a base di CBD, pensati per tutti i tipi di pelle.

Uno dei nostri preferiti è la crema viso idratante, realizzata con una formula a base di olio di semi di canapa e CBD, capace di fortificare l’epidermide e idratare in profondità.

Un altro brand interessante è Canzon, il marchio CBD di più rapida crescita in Europa che utilizza potenti estratti botanici lenitivi per calmare la pelle provenienti dalle migliori aziende agricole europee. Gli oli di CBD provengono dalla Svizzera, i cosmetici dall’Italia e linea per la cura della pelle è prodotta in Olanda.

Tra i suoi prodotti più venduti figura l’unguento al CBD al 3%, ideale in questa concentrazione per favorire il rilassamento muscolare, magari dopo un allenamento. Oltre al CBD contiene olio di cocco, cera d’api, olio di semi d’uva, karité e burro di cacao, quindi è ottimo anche per idratare.

Questi sono solo alcuni esempi, ma se avete voglia di saperne di più sui migliori brand di bellezza che usano il CBD, potreste fare un giro su The Chillery, un sito che lanciato nel marzo 2019 dall’americana Marisa Schwab e la berlinese Floriane von der Forst, due amiche imprenditrici ed esperte di cosmesi. Il portale vanta un’accurata selezione dei migliori prodotti per il benessere a base CBD sul mercato, certificati e provati direttamente dalle fondatrici per voi.

Articolo tratto da: https://www.money.it/

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